Il 20 ottobre 2026, nel ristorante di Andrea Aprea a Milano, Farina Wines ha presentato alla stampa i nuovi vini della linea Remo Farina, affiancando alla degustazione l’esperienza BrainArt®. Ogni giornalista ha scelto tra due vini, il Montecorna e il Montefante, e ha trasformato le proprie sensazioni scaturite dall’assaggio in un’opera d’arte. Ad arricchire il racconto della degustazione, nella dashboard abbiamo introdotto una metrica dedicata ispirata al finale del vino: la Persistenza.
Key takeaways
- Per presentare alla stampa la linea Remo Farina, Farina Wines ha affiancato alla degustazione l’esperienza BrainArt®, nel ristorante di Andrea Aprea a Milano.
- Con questa scelta Farina ha voluto uscire dal formato classico della presentazione e avvicinare il vino a un pubblico nuovo, trasformando l’assaggio in qualcosa da vedere e da portare a casa.
- Ogni ospite ha scelto tra due vini, il Montecorna e il Montefante, e ha vissuto l’esperienza in due momenti: trenta secondi con il calice in mano e gli occhi aperti, poi trenta di degustazione.
- Per l’occasione, abbiamo introdotto una metrica dedicata alla degustazione, la Persistenza, ispirata al finale del vino.
- La Persistenza descrive quanto a lungo la risposta della mente resta attiva dopo la deglutizione e si esprime in quattro profili: passeggera, distesa, duratura e sfumata.
- Tra i 30 giornalisti, 24 hanno scelto di riassaggiare il Montefante e la maggioranza ha ottenuto una Persistenza sfumata, mentre la media cromatica delle opere si è attestata sul verde, segno di equilibrio tra coinvolgimento emotivo e risposta analitica.
Farina Wines e la linea Remo Farina: un secolo di Valpolicella Classica
Tra le realtà più rappresentative della Valpolicella Classica, Farina coltiva vigne e produce vino da oltre cent’anni, con una reputazione che ha superato da tempo i confini nazionali. Negli ultimi vent’anni la cantina ha affinato il proprio lavoro intorno a pochi principi: ricerca enologica, cura del singolo vigneto e attenzione alla sostenibilità, da cui nascono cru originali e blend d’autore ottenuti da uve selezionate con scrupolo e vinificate con altrettanta cura.
Delle nove linee prodotte dall’azienda, Remo Farina riunisce le etichette che meglio ne raccontano l’identità, nelle versioni DOCG e IGT. Proprio a questa collezione Farina ha dedicato il pranzo con la stampa, per presentare tre nuove espressioni: Corte Conti Cavalli Rosso Veronese IGT 2023, Montecorna Valpolicella Ripasso DOC Classico Superiore e Montefante Amarone della Valpolicella DOCG Classico Riserva 2021.
Dalla degustazione all’opera: il concept dell’esperienza per Farina
La degustazione del vino è uno stimolo intrinsecamente edonico, capace di regalare un piacere immediato e multisensoriale. Per una linea identitaria come Remo Farina, Farina Wines cercava un modo di presentare i vini che si allontanasse dal rituale consueto dell’assaggio. Dopotutto, la sfida principale oggi riguarda soprattutto il linguaggio: raccontare il valore di un vino alle nuove generazioni è difficile quando la terminologia storica del settore suona distante e poco accessibile.
Pertanto, serviva qualcosa d’impatto, che affiancasse alla degustazione un senso emotivo forte, e BrainArt ha offerto questa chiave. Dopo il pranzo, ogni ospite ha avuto l’occasione di dare forma visiva alle sensazioni provate mentre assaggiava i vini Farina, trasformando un momento di degustazione in un’esperienza multisensoriale a tutti gli effetti.



Come si è svolta l’esperienza di degustazione
Per ragioni di tempo, le sessioni si sono svolte in coppia, con due postazioni affiancate e un unico schermo diviso in due metà, così che ciascun ospite potesse seguire la propria opera mentre prendeva forma. Tra i vini presentati quel giorno, Farina ne ha proposti due in degustazione, il Montecorna e il Montefante, chiedendo a ogni partecipante di sceglierne uno.
Nel dettaglio, la sessione si è articolata in due momenti. Nei primi trenta secondi, l’ospite è rimasto con gli occhi aperti e il calice in mano; nei trenta successivi, ha assaggiato il vino scelto e ne ha seguito l’evoluzione. Abbiamo costruito il protocollo in questo modo per il tipo di analisi che volevamo condurre e per il risultato a cui puntavamo. Il confronto tra i due momenti ci ha infatti permesso di ricavare la risposta della mente al gusto del vino, descritta attraverso la metrica della Persistenza raccolta nella dashboard.
La dashboard dedicata al vino e la Persistenza, la nuova metrica
Per Farina abbiamo progettato una dashboard dedicata, costruita attorno allo stimolo del vino. Più che mostrare l’opera in formato digitale, la dashboard BrainArt accompagna l’ospite lungo un percorso a tappe. Nello specifico, si apre con il quadro generato e la sua interpretazione, prosegue con la descrizione dei vini in degustazione e con il significato dell’esperienza, raccontato attraverso alcune pillole di neuroscienze. Arriva poi al risultato personale sulla metrica della Persistenza e si chiude con i contenuti pronti da condividere nelle storie.
Dietro questo racconto c’è un lavoro di ricerca. Siamo partiti dalla revisione della letteratura scientifica, che racconta come gli stimoli olfattivi e gustativi agiscono sull’attività cerebrale e quale reazione producono. Da questa base abbiamo elaborato delle pillole di curiosità e la definizione di una nuova metrica, la Persistenza, pensata per misurare alcuni aspetti della degustazione.

La Persistenza: cos’è e cosa racconta la metrica
La Persistenza misura il ricordo sensoriale che un vino lascia dopo la deglutizione. Nello specifico, è la capacità dei suoi aromi e sapori di imprimere una traccia più o meno lunga e riconoscibile nel tempo. A renderla possibile sono tre sensi che lavorano insieme: il gusto, il tatto e l’olfatto retronasale, quello che coglie gli aromi mentre risalgono verso il naso dall’interno della bocca, anche quando il sorso è già stato deglutito.
Nel linguaggio enologico, le sensazioni che restano dopo il sorso prendono il nome di finale, e i sommelier lo misurano in secondi come segno del carattere di un vino. Anche noi abbiamo seguito lo stesso principio durante l’esperienza. Le due fasi previste dal protocollo servivano a confrontare due istanti: il punto di partenza, prima dell’assaggio, e il momento della deglutizione, riconosciuto dal sistema grazie al movimento della lingua e della testa. Precisamente, il segnale osservato è il ritmo alfa, un’onda che la mente produce di continuo, più intensa nei momenti di quiete e più debole quando l’attenzione si concentra su qualcosa. Rilevato dai sensori posti dietro le orecchie, è tra i segnali più affidabili rilevati dal sensore EEG.
Secondo dopo secondo, BrainArt ha registrato quanto il ritmo alfa si allontanava dal punto di partenza e quando vi faceva ritorno. Da questi valori è nata una curva che descrive la risposta al vino, dall’inizio del finale fino al suo spegnersi. Nel dettaglio, la Persistenza si è dichiarata nel momento in cui l’attività è rientrata nell’intervallo abituale e vi è rimasta per almeno tre secondi, perché un rientro di un istante non basta a considerare conclusa la risposta. Al termine, a ogni ospite la metrica ha restituito uno di quattro profili. Vediamoli nel dettaglio.
I quattro profili di Persistenza
Ogni ospite ha visualizzato nella propria dashboard un risultato riconducibile a una di quattro letture, ispirate alla scala con cui i sommelier misurano il finale in secondi. Ecco i quattro profili della Persistenza:
- passeggera (fino a 6 secondi): l’attività cerebrale è rientrata in fretta, con una risposta netta, come nei vini che l’enologia definisce corti. A un finale così breve contribuiscono gli aromi più volatili, come note fruttate che svaniscono presto, e una salivazione abbondante che libera prima la bocca.
- distesa (da 6 a 15 secondi): l’attività cerebrale è rientrata dopo qualche istante, come nei vini persistenti. In questo caso, gli aromi rimasti in bocca sono risaliti al naso al primo respiro dopo la deglutizione, dove si è giocata buona parte del finale.
- duratura (oltre 15 secondi): l’attività cerebrale è rimasta attiva a lungo, come nei vini di grande persistenza. A un finale così lungo contribuiscono più fattori, come le molecole aromatiche che si legano alla saliva e risalgono al naso a ogni respiro, i vini più alcolici e tannici che lasciano una scia più lunga e l’attenzione dedicata al sorso.
- sfumata: non ha una durata in secondi, perché la risposta non è rientrata con un confine netto. È un esito normale, dato che il finale raramente si spegne di colpo. Quindi, la risposta della mente si dissolve per gradi, sovrapponendosi a ciò che accade intorno, senza un momento preciso in cui si conclude.

Cosa rivelano i dati della degustazione
Dei 30 giornalisti che hanno preso parte all’esperienza, 24 hanno scelto di assaggiare nuovamente il Montefante e 6 il Montecorna. Rispetto alla Persistenza, i profili raccontano quattro modi diversi di congedarsi dal vino. In particolare, per 16 ospiti il finale è stato sfumato, per 7 duraturo, per 6 disteso e uno soltanto passeggero. Questi profili non esprimono un giudizio sul vino né misurano il gusto, ma descrivono quanto il finale si è prolungato dopo il sorso e la sua durata dipende sia dal vino, con il suo grado alcolico, i tannini e gli aromi, sia dall’ospite, con la sua salivazione e l’attenzione dedicata al sorso.
Inoltre, la media cromatica delle opere della serata si è attestata sul verde. Nel linguaggio visivo di BrainArt il colore nasce dall’Asimmetria Alfa Frontale, la differenza di attività tra l’emisfero destro e sinistro del cervello rilevata durante l’esperienza. In pratica, il verde segna il punto di equilibrio, a metà tra i toni caldi del coinvolgimento emotivo e spontaneo e quelli freddi di una risposta analitica e volontaria. Durante la degustazione, questo racconta di partecipanti che hanno percepito e analizzato nello stesso istante, senza che né le sensazioni né la ragione prendessero il sopravvento.
Il valore dell’esperienza per Farina Wines
Una degustazione lascia di norma un ricordo. Con BrainArt, quel ricordo è diventato anche un oggetto personale da portare a casa, riguardare e raccontare. Per una cantina un’esperienza di questo tipo può diventare la ragione per fermarsi a uno stand, un’esperienza da prenotare durante una visita o un modo diverso di presentare una nuova annata. Oppure, con protocolli scientifici adeguati, può spingersi oltre, fino a raccogliere dati durante le degustazioni alla cieca e affiancare nuove informazioni alla selezione professionale di un assortimento o di una carta. È la direzione del format BrainArt Product Lab, pensato per unire a un’esperienza sensoriale un’analisi di neuromarketing condotta durante l’evento e non in laboratorio, per restituire all’azienda dati di percezione sui propri prodotti.



A Milano, intanto, ogni ospite è uscito dalla degustazione con qualcosa che racconta le sue sensazioni e che gli dà un motivo per tornare a parlare dell’esperienza, di come è stata realizzata e del brand che l’ha resa possibile. Lo ha confermato il giornalista Stefano Montibeller, tra i partecipanti, che ha evidenziato come BrainArt gli abbia lasciato un ricordo della degustazione impresso nella sua stampa e legato all’Amarone, a Farina e a quel pranzo.
Ciò che è rimasto a Stefano è anche ciò che resta a Farina Wines: un ricordo vivo in chi lo ha vissuto, legato ai suoi vini. In una giornata nata per presentare la linea Remo Farina alla stampa, l’esperienza ha aggiunto un nuovo punto di contatto tra il vino e il linguaggio delle immagini, con il nome di Farina impresso in quel ricordo.
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Domande frequenti
BrainArt è un servizio di marketing esperienziale per gli eventi, che traduce in un’opera visiva l’attività cerebrale associata al coinvolgimento di una persona durante uno stimolo sensoriale, rilevata tramite un sensore EEG. Ogni opera è diversa, perché diversa è la reazione di ciascuno.
Ha portato nel pranzo con la stampa un’esperienza sensoriale basata sulla degustazione del vino. Ogni giornalista ha assaggiato uno dei vini della linea Remo Farina, mentre un sensore EEG rilevava la reazione delle sue onde cerebrali, poi tradotta in un’opera visiva unica da portare con sé.
La degustazione BrainArt ha riguardato il Montecorna Valpolicella Ripasso DOC Classico Superiore e il Montefante Amarone della Valpolicella DOCG Classico Riserva. La linea presentata alla stampa includeva anche il Corte Conti Cavalli Rosso Veronese IGT 2023.
L’esperienza si è svolta in coppia, con un’unica postazione a schermo diviso per due ospiti alla volta. Ciascuno ha scelto tra il Montecorna e il Montefante e ha vissuto due momenti di circa trenta secondi, prima con il calice in mano e poi in degustazione. Al termine, ha visto la propria opera generarsi sul proprio lato di schermo.
La metrica sviluppata dal team di BrainArt per questo evento. Descrive quanto a lungo la risposta della mente resta attiva dopo la deglutizione, sul modello del finale che i sommelier misurano in secondi, e si esprime in quattro profili: passeggera, distesa, duratura e sfumata.
Sono i quattro profili della Persistenza. Non esprimono un giudizio sul vino né misurano il gusto, ma descrivono quanto il finale si è prolungato dopo il sorso. Tra i 30 partecipanti, la forma più frequente è stata quella sfumata.
No. Il sensore EEG rileva la risposta fisiologica del cervello e del corpo allo stimolo, non i pensieri, i ricordi o le emozioni. Misura come l’organismo reagisce nell’istante in cui incontra il vino.
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